martedì 19 marzo 2013

C'era una volta il villaggio Valtur


 
 
Fondata nel 1964, l'azienda è stata per quasi mezzo secolo l'equivalente italiano dei Club Med. Ma ora è arrivata al capolinea: tra aste fallite, resort svaniti e accuse di rapporti con la mafia.

L'Italia è un paese a vocazione turistica. Ne consegue che l'industria del turismo in Italia è una successione di disastri economici, crisi finanziarie e fallimenti. Qualche nome: Cit, Alpitour e Parmatour, precipitata nel crac Parmalat. Tocca a Valtur, adesso. La società della famiglia Patti è stata messa in amministrazione straordinaria e affidata a tre commissari nel settembre del 2011. Da allora, i suoi ricavi si sono ridotti di due terzi dai 180 milioni del 2011. I debiti, invece, rimangono lì, sopra quota 300 milioni di euro. La conclusione sembra segnata dopo un'avventura durata quattordici anni e vissuta all'insegna delle spese faraoniche, delle acquisizioni a prezzi insensati e di una logica imprenditoriale che doveva tenere buoni i padroni politici del momento.
 


 Lo Stato è entrato ed uscito da Valtur senza riuscire a raddrizzare la rotta, anzi, complicando la situazione in modo difficilmente riparabile. La crisi ci ha messo del suo ma, anche senza gli integralisti islamici e gli squali mangiaturisti di Sharm el Sheikh, il modello di business era all'insegna della missione impossibile.

In questa storia così italiana non poteva mancare un ruolo di primo piano per la magistratura, che è intervenuta a più riprese. In particolare, il bersaglio è stato il fondatore del gruppo Carmelo Patti, partito da Castelvetrano (Trapani) negli anni Sessanta per diventare uno dei principali fornitori della Fiat. Patti, secondo gli inquirenti, è un prestanome di Matteo Messina Denaro, la primula rossa di Cosa Nostra. La teoria è finora indimostrata, così come appare ottimistica la richiesta di sequestro per 5 miliardi di euro avanzata contro Patti. Finora il blocco dei beni è stato respinto perché, a parte l'eventuale rapporto con il boss, Carmelo Patti non ha neanche lontanamente un patrimonio di quella consistenza. Altrimenti, è improbabile che Valtur si troverebbe dove si trova, sull'orlo della liquidazione definitiva.

Le aste per cedere il marchio sono state un disastro. La migliore offerta non arriva a 1 milione di euro ed è stata presentata da Luca Patanè, imprenditore milanese proprietario delle agenzie di viaggio Uvet. Le concessioni, soprattutto le concessioni dei villaggi all'estero che danno i profitti maggiori, sono sfumate una dopo l'altra. Le nove strutture superstiti saranno messe all'asta dai commissari in una seconda fase, ma non bastano a coprire il buco. Tanto più che Invitalia ha staccato la spina. La società pubblica che dovrebbe sostenere gli investimenti nel turismo ha deciso di non acquistare il 30 per cento dei villaggi Valtur in Italia e all'estero.

Più che un acquisto, si sarebbe trattato di un riacquisto perché lo Stato ha mantenuto una quota di minoranza nella società dei Patti dalla metà degli anni Settanta al 2001, tre anni dopo l'arrivo dei Patti. Il legame pubblico-privato è durato anche dopo sulla base di una scrittura privata del 2000 firmata dall'amministratore delegato di Sviluppo Italia, Dario Cossutta -figlio del "ministro delle Finanze" del Pci Armando - trasmigrato nel private equity con Investitori Associati dopo la caduta del centrosinistra nel 2001.

La scelta di rompere il sodalizio in perdita è stata presa al termine di una trattativa durata un anno e mezzo tra l'amministratore delegato Domenico Arcuri e Maria Concetta Patti, la figlia maggiore di Carmelo. La rottura tra il partner pubblico e quello privato sarebbe arrivata proprio per questioni legate all'inchiesta trapanese. Ma l'intervento della Dia di Trapani è stato un felice pretesto per chiudere un'avventura che sarebbe finita a carico del contribuente.

Per la mancata promessa di matrimonio la famiglia Patti ha appena presentato una citazione contro Invitalia per 115 milioni di euro. Invitalia, per parte sua, aveva già fatto causa ai Patti per una questione di canoni d'affitto non pagati.

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